Le malattie infiammatorie croniche intestinali (MICI) rappresentano una sfida sanitaria non solo per il numero crescente di persone coinvolte – oltre 250mila in Italia, con la Puglia tra le regioni a più alta prevalenza – ma per l’impatto profondo che esercitano sulla vita quotidiana di chi ne è colpito. Vivere con una patologia cronica come la colite ulcerosa o la malattia di Crohn significa convivere con sintomi imprevedibili che possono condizionare ogni scelta, ogni progetto, ogni relazione. Il loro andamento bimodale, con un primo picco sotto i 40 anni e un secondo tra i 60 e i 70, coinvolge due fasce di popolazione particolarmente vulnerabili: da un lato adolescenti e giovani adulti, impegnati nello studio, nel lavoro e nella costruzione del proprio futuro, dall’altro persone anziane, per le quali la presenza di comorbidità rende la gestione clinica ancora più complessa.

I possibili danni causati dall’infiammazione

Un’identificazione precoce della patologia è quindi fondamentale per intervenire prima che l’infiammazione causi danni significativi all’intestino, migliorando la prognosi e riducendo il rischio di complicanze extra intestinali - reumatologiche, dermatologiche, oculari o epatologiche. Oggi questo obiettivo è possibile grazie a terapie sempre più mirate che consentono la remissione della malattia e una qualità di vita migliore. Tuttavia, per chi convive con una patologia cronica, la quotidianità non riguarda solo la gestione dei sintomi e delle terapie: è anche ricerca di un equilibrio psicologico, di normalità e di autonomia. Tutti aspetti che devono essere parte integrante di una corretta presa in carico.