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Essere buoni profeti in Italia è facile: basta prevedere il peggio. Ieri l’editoriale de Il Tempo metteva in guardia dal tentativo che già si intravvedeva di «spersonalizzare» l’attentato di Modena. E infatti, con tre o quattro meritorie eccezioni, quasi tutti i giornali hanno aperto con l’incredibile titolo «Auto sulla folla», come se la vettura si fosse guidata da sola, tipo le «macchine ribelli» di Terminator.
Se non stessimo parlando di una tragedia, ci sarebbe perfino da sorridere davanti a questo tentativo di praticarci un’anestesia totale.
Ora - a questo stadio delle indagini - noi non possiamo sapere se l’uomo di origine marocchina fosse un terrorista e per di più islamico, quindi dotato o no di motivazioni religiose. Ma anche un bambino vede che quel criminale ha agito come se lo fosse, con lo stesso modus operandi, con la stessa «estetica». Che lo abbia fatto per ragioni di radicalizzazione o per follia individuale, ce lo dirà l’inchiesta: ma intanto lo ha fatto e lo ha fatto esattamente così.
Tra l’altro, a chi tira in ballo lo squilibrio mentale, c’è da porre una domanda semplice semplice: perché gli squilibrati cristiani o indù o ebrei o buddisti non agiscono in questo modo?













