La cura Vannacci sta dando i suoi frutti. Il vento razzista infatti gonfia le vele di chi ha scelto l’estrema destra come principio e destino della propria azione politica e la cronaca lo agevola nell’esporre al giudizio dell’opinione pubblica i fatti drammatici appena accaduti. Il giovane uomo che a Modena ha consumato un attentato gravissimo contro inermi diviene, per via del suo nome (è figlio di egiziani), e malgrado sia cittadino italiano, extracomunitario di diritto. E nonostante non sia credente (in carcere ha però chiesto la Bibbia e il conforto di un prete) un “musulmano“, dunque “odiatore” per eccellenza, la conferma del “pericolo” che il partito islamista conduce contro l’Occidente.
Sebbene Matteo Salvini, a cui Vannacci ha tolto l’energia vitale usando la Lega – che l’ha eletto a Strasburgo – come comodo taxi per i suoi progetti, sia stato l’unico leader del centrodestra ad aver equiparato un indizio a una prova, una suggestione a un fatto: criminale e figlio di immigrati, dunque fate un po’ voi… È il teorema conosciuto: gli immigrati sono in gran numero criminali e tra gli immigrati quelli di fede musulmana sono i più pericolosi. Se il centrodestra – a parte Salvini – ha tentato di misurare le parole, essendo il profilo del protagonista dei fatti di Modena “pulito”, senza cioè alcun legame con ambienti terroristici, e sconosciuto agli imam, avendo riscontri solo di rilievo sanitario (ripetute prese in carico del centro di salute mentale per i suoi problemi di ordine psichiatrico), i giornali della destra hanno comunque associato nome e origine araba, nome e fede musulmana, religione e pericolo pubblico.










