INVIATA A MODENA. È entrato zoppicante nel carcere di Modena Salim El Koudri, il 31enne che sabato pomeriggio si è lanciato con l’auto sulla folla travolgendo sette pedoni. Da allora il giovane, accusato di strage, non ha detto una parola. «Era sconvolto e confuso» sottolinea l’avvocato che lo assiste, Francesco Cottafava. Nell’interrogatorio, davanti al procuratore Luca Masini e al pm di turno, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Da trentasei ore a Modena invece non si parla d’altro che di questo ragazzo, originario di Seriate (Bergamo) e figlio di genitori marocchini, arrivato nel paese di Ravarino quando aveva all’incirca dieci anni. Era un perfetto sconosciuto alle forze dell’ordine: nessun precedente penale, nessuna segnalazione, sembra nemmeno una multa. Una vita apparentemente normale. Le scuole medie in paese, i pomeriggi passati sui libri e con gli amici a giocare a calcetto. Poi, l’iscrizione al corso di laurea triennale in Economia e Marketing internazionale, all’università di Modena, e la ricerca di un lavoro, di un’indipendenza. È proprio qui che qualcosa nella serenità di El Koudri si sarebbe spezzato.

Modena, l'eroe che ha bloccato El Koudri: "Ho fatto vedere che l'Italia non è morta. Sì, lo rifarei"