il rombo del futuro, questa volta, parla cinese e ha il volto deciso di Stella Li. Dal palco del prestigioso convegno “Future of the Car” organizzato dal Financial Times a Londra, la vice presidente di BYD ha lanciato un messaggio chiaro: il colosso di Shenzhen non sta solo guardando all’Europa, è pronto a mettervi radici profonde. La strategia è ambiziosa e pragmatica: trasformare la sofferenza dei marchi storici europei nell’opportunità per una nuova egemonia elettrica.

La caccia agli stabilimenti

L’offensiva di BYD non passa per la costruzione di nuove, lente cattedrali nel deserto, ma per il recupero di ciò che i giganti europei non riescono più a far funzionare. Stella Li ha confermato trattative in corso con diverse case automobilistiche, tra cui Stellantis, per rilevare impianti di assemblaggio sottoutilizzati. Il fenomeno della sovraccapacità produttiva che sta colpendo gruppi come Volkswagen, Ford e Nissan è diventato il terreno di caccia ideale per il Dragone.

La filosofia di BYD è netta: gestire direttamente gli impianti è considerato “più semplice” rispetto alle complesse joint venture. Dalla Germania, con l’interesse per la Gläserne Manufaktur di Volkswagen a Dresda, lo sguardo si sposta rapidamente verso sud.