Redazione
16 maggio 2026 07:32
La promessa di futuro, nel cuore stanco della manifattura italiana, parla mandarino. Il colosso cinese Byd, che nel 2025 ha già scalzato Tesla dal trono mondiale dell'auto elettrica (2,26 milioni di veicoli venduti contro 1,63 milioni), avrebbe puntato l'indice sulla mappa dell'Italia. Sottotraccia, secondo quanto riferito dal quotidiano economico Bloomberg e rilanciato dalle agenzie, Byd starebbe guardando agli stabilimenti europei sottoutilizzati di Stellantis e di altri costruttori. L'Italia è nella short list dei Paesi di interesse e, tra i siti potenzialmente coinvolti, vengono indicati Mirafiori e Cassino. Ma l'annuncio riaccende anche gli interrogativi sulle sorti del gruppo Maserati, in passato più volte accostate ad un possibile acquirente del Sol Levante.Iscriviti al canale Whatsapp di ModenaTodayL'interesse sui siti di Stellantis (che sale in borsa dopo l'annuncio)La conferma è arrivata direttamente da Londra, dal prestigioso Future of the Car Summit che si tiene in questi giorni. Stella Li, vicepresidente esecutiva di Byd, in un'intervista rilasciata a Bloomberg a margine dell'evento ha confermato che l'Italia è nella "short list" dei Paesi d'interesse. La strategia è estremamente pragmatica: Byd non vuole costruire nuove "cattedrali nel deserto". Troppo tempo, troppa burocrazia. Meglio rilevare impianti esistenti, siti "sottoutilizzati".Stellantis non conferma né smentisce. Un portavoce ha precisato che il gruppo "tiene discussioni con una serie di operatori del settore su vari temi" nell'ambito della normale attività, evitando di commentare "speculazioni". È bastato l'annuncio dell'apertura di Byd verso gli stabilimenti italiani, però, a far guadagnare a Stellantis terreno a Piazza Affari: il titolo ha segnato un + 3,2%, attestandosi a 6,68 euro.Mirafiori-Cassino: i numeri della crisi e il miraggio della ripresaCassino e Mirafiori potrebbero essere i candidati ideali. I dati sulla produzione Stellantis aggiornati al primo trimestre del 2026 parlano di un sistema che prova a respirare, ma che resta lontano dai livelli di sicurezza occupazionale. Sebbene le fabbriche italiane abbiano registrato un incremento complessivo del 9,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, con 120.366 veicoli assemblati, il confronto con il passato recente evidenzia quanto la strada sia ancora in salita. Basti pensare che nel 2024, anno già considerato estremamente complesso, i volumi totali nello stesso periodo superavano le 170mila unità.Negli ultimi dati di aprile 2026, lo stabilimento torinese ha segnato un rimbalzo del +42,4%, trainato principalmente dall'introduzione della nuova 500 ibrida. Tuttavia, si tratta di un recupero parziale che non basta a garantire la piena occupazione e a cancellare l'incertezza che regna sul futuro del sito.A Cassino, la situazione sembra prossima al collasso. Lo stabilimento laziale continua a perdere volumi, con un calo del 37,4% rispetto al già disastroso 2025. Nel primo trimestre del 2026, dalle sue linee sono uscite appena 2.916 vetture, con l'impianto rimasto operativo solo per una manciata di giorni, linee produttive ferme e gli operai che entrano a singhiozzi.Questi numeri spiegano perché il management di Byd consideri l'Italia un terreno fertile. Per il colosso di Shenzhen, rilevare siti come questi significherebbe subentrare in una fase di estrema debolezza contrattuale della controparte, ereditando infrastrutture che oggi il gruppo Stellantis fatica a saturare nonostante la ripresa delle vendite in Europa.Per Byd, rilevare questi siti significherebbe ereditare manodopera già formata, filiere logistiche consolidate e, soprattutto, una testa di ponte per produrre in Europa, aggirando i dazi che Bruxelles minaccia contro le auto prodotte a Pechino. Stella Li è andata oltre, e ha messo le cose in chiaro: niente joint venture. Byd vuole le chiavi in mano. "Gestire direttamente è più facile", dicono da Shenzhen.L'ipotesi cinese per il futuro dell'auto italianaL'offensiva non si fermerebbe alle lamiere e ai capannoni. Byd sta portando avanti una silenziosa "invasione di cervelli", assumendo ingegneri e designer in uscita da Porsche e Mercedes. E poi c'è il fascino della storia. Stella Li ha definito Maserati un marchio "molto interessante". Non c'è ancora un'offerta sul tavolo, ma il solo fatto che il Dragone studi il Tridente suggerisce un piano che va oltre l'utilitaria economica: Byd potrebbe puntare al prestigio, al lusso, a quel Made in Italy che ancora tutto il mondo invidia. Mentre Stellantis tenta di gestire una transizione elettrica zoppicante, Byd si presenta con le tasche piene e una tecnologia già pronta. Ma a quale prezzo? (fonte today.it)










