Scenari

Dall’età dell’oro alla tempesta: perché l’auto europea è in crisi

Il 2025 è stato un annus horribilis per le finanze dei costruttori: è l'ultima tappa di un declino che si è riflesso anche sul top management

Da ormai diversi mesi non si fa altro che discutere della crisi dell'industria dell'auto europea. Dirigenti, presidenti di associazioni, sindacalisti, politici e consulenti lanciano allarmi preoccupanti e, in alcuni casi, inquietanti. Di recente, Gianluca Di Loreto, partner di Bain & Company, si è perfino spinto a parlare di un settore in «condizioni di coma vigile».

Purtroppo, i numeri, nella loro cinica freddezza, gli danno ragione. Basta il grafico di questa pagina per averne conferma: tra il 2024 e il 2025, la redditività operativa dei maggiori gruppi è scesa a livelli deprimenti, ancor di più pensando al 2023, quando anche costruttori del mass market come Stellantis avevano registrato margini a doppia cifra da alto di gamma, grazie a una combinazione di fattori favorevoli senza precedenti. Nel giro di poco tempo, però, si è passati da una sorta di età dell'oro alla tempesta perfetta. E se si allarga il discorso alle prospettive per il 2026 il quadro rischia di peggiorare in modo drammatico. Del resto, l'elenco dei problemi che hanno penalizzato le performance finanziarie del settore si allunga di giorno in giorno: il conflitto nel Golfo Persico è solo l'ultima tegola. Nel 2025, le Case europee hanno dovuto affrontare cambi volatili, continue tensioni geopolitiche, nuove forme di protezionismo (i dazi di Trump in primis), un'incertezza normativa dilagante, pressioni commerciali e competitive sempre più intense (per colpa dell'ascesa dei cinesi), problemi nelle forniture, rincari di materiali e materie prime e – tanto per non farsi mancare nulla – gli effetti, spesso devastanti, di una revisione delle strategie industriali e di prodotto indotta da una mobilità elettrica che non fa breccia sul mercato, quantomeno non al ritmo auspicato e atteso fino a poco tempo fa. Emblematico il caso del gruppo Stellantis: ha chiuso il bilancio con una perdita netta di 22,3 miliardi di euro per colpa di svalutazioni per un totale di 25,4 miliardi.