A Milano gli ex spazi industriali continuano a trasformarsi in nuovi indirizzi dell’ospitalità contemporanea. L’ultimo arriva in Via Giorgione 2, dove un vecchio magazzino di farine cambia completamente identità e diventa Little Tobago, nuovo progetto del Gruppo Sequoia. Dietro al progetto ci sono due nomi già molto conosciuti nella nightlife e nell’hospitality milanese, Alessandro Mario Cesario e Christian Brigliadoro, già legati a progetti come Casa Tobago, a cui questa apertura si ispira. Little Tobago raccoglie infatti quella stessa idea di convivialità ma in versione più urbana, articolata su più livelli. E al piano superiore nasconde anche un cocktail bar pensato quasi come un club privato contemporaneo, con luci basse e musica curata.Chi c’è dietro Little TobagoCesario arriva dal mondo dell’interior design applicato all’ospitalità e negli anni ha costruito un linguaggio estetico molto riconoscibile, fatto di materiali caldi, dettagli coloniali contemporanei e atmosfere internazionali. Brigliadoro, invece, proviene dalla moda, elemento che si riflette soprattutto nella costruzione dell’esperienza e nell’identità dei locali del gruppo. Insieme hanno contribuito a creare alcuni indirizzi della Milano serale degli ultimi anni, dal vecchio The Yard — oggi Aethos Milan — fino al cocktail bar The Doping Bar affacciato sulla Darsena. Per Little Tobago la progettazione tecnica è stata affidata a MaisonP, che si è ispirata a un club inglese.Little Tobago a Milano: come è strutturatoToni terracotta e verde scuro, luci basse e tessuti che richiamano il mondo di Casa Tobago. Il piano terra di Litte Tobago ruota attorno alla cucina a vista e soprattutto al grande kitchen table centrale, pensato per condividere piatti e cocktail. L’idea è quella di un posto aperto e dinamico, dove si può arrivare per cena ma anche fermarsi più a lungo durante la serata. Mentre al piano superiore il cocktail bar Big George.Cosa si mangia e quanto costaIl menu è costruito con porzioni small o regular, lasciando libertà di comporre il tavolo. Si parte dai crudi, come la battuta di manzo (13€ la porzione piccola, 22 quella intera), il carpaccio di black angus con vinaigrette al cacao e whisky Laphroaig 10 (14 e 22€) oppure il ceviche (10 e 18€). Non manca il lobster roll, disponibile anch’esso in doppia misura, l’hummus di carote con pane carasau a 10€ e le patatine fritte dolci e salate con sale al limone (8€).La parte più sostanziosa del menu guarda invece alla brace e alle cotture dirette. Ci sono tajine di verdure a 12€, spiedoni marinati di manzo allo zenzero (16 o 32€) e di agnello (15 o 30€), oltre a tagli più importanti come ribeye di black angus (36€), filetto di branzino (34€), pescato del giorno (36€) e fiorentina a 10€ l’etto. Tra i piatti più curiosi anche la cacio e pepe passata alla brace.Big George: il cocktail bar al pino superioreSalendo al primo piano cambia completamente il ritmo. Qui si trova Big George, il cocktail bar nascosto del progetto, costruito con l’idea di un club contemporaneo all’inglese: divani, grandi vetrate sul cortile interno, musica e un’atmosfera più da dopo sera rispetto al piano terra. Anche la drink list segue una logica narrativa precisa ed è costruita attorno alla “Gang di Big George”, una serie di personaggi immaginari che danno nome ai cocktail. Nascono così drink come Larry Dirty Colada, Harvey Spritz, Bill El Presidente o Sharon Margarita, tra riferimenti pop e impostazione tecnica molto precisa (15€).Interessante anche il lavoro sulla miscelazione alla spina: alcuni cocktail vengono serviti con sistemi tradizionali ad anidride carbonica, altri utilizzano carboazoto per ottenere texture più cremose e morbide. L’idea è quella di una mixology che dialoga direttamente con la cucina, giocando sui pairing e sulla costruzione di sapori condivisi.