Difficilmente incasellabile — con le sue mura settecentesche a contrastare gli interni dal sapore un po’ industrial, l’arte, i dj set —, da qualche mese Spazio Musa, a Torino, ha un’anima gastronomica che comporta ancora altre sfumature. Un bancone da soli 10 posti per cene in modalità omakase, oltre a un lounge bar con mixology nipponica e snack che di domenica si apre per brunch un po’ ibridi. Abbiamo chiesto a Christian Mandura, il bravo chef che ha tirato le fila, di spiegarci cosa succede da Akoya.Spazio Musa, l’hub di arte, creatività e gastronomiaÈ attivo da aprile 2019 questo hub multifunzionale che vuole essere factory, in pieno centro storico del capoluogo. Nel Quadrilatero Romano, non lontano dal Santuario della Consolata e proprio adiacente ad Unforgettable, ristorante che ha avuto per sei anni alla guida lo stesso Mandura: “Noi abbiamo aperto il primo di aprile, e Musa pochi giorni dopo”. Conoscenza e stima con la proprietà, e infine, da dicembre 2024, un dialogo per disegnare un contenuto gastronomico dedicato. Che si incastonasse, portando un certo equilibrio orientale, dentro un recupero architettonico con tocchi in vetro e cemento. Un posto dedicato a eventi privati, alla creatività e alle arti in molti linguaggi, che dal 24 settembre 2025 si è completato appunto con l’omakase e lounge bar Akoya.Il nuovo progetto di Christian Mandura sulla cucina giapponeseLasciati alle spalle il già citato Unforgettable, e il progetto di cucina di pesce Maison Capriccioli, Mandura si concentra su Akoya mentre però, ci anticipa, guarda avanti ad ancora altri, imminenti progetti personali. Da un lato la conoscenza del panorama sabaudo, “dove mancava effettivamente una proposta in questo segmento”, dall’altro una ripresa di alcuni elementi che già lo hanno appassionato. Come il pasto servito al bancone — lo standard per l’omakase giapponese, in cui il sushi chef si occupa personalmente di servizio e menu ‘al buio’ — e la musica elettronica a fare da tappeto. Con lui qui c’è lo chef Alessandro Daddea, per quattro anni chef di Kensho (“un posto che ha alzato l’asticella del cibo nipponico”), e per almeno un decennio impegnato in un avanti e indietro con il Sol Levante per approfondire ispirazioni e tecniche.Come funziona l’omakase di AkoyaAkoya, dunque, veste una doppia casacca. C’è l’esperienza omakase, che accoglie a cena una decina di persone in una specie di percorso in tre atti. “Si arriva, si viene accolti in un salottino con il nostro aperitivo”, fa chef Mandura, “poi ci si sposta tutti al bancone per un’infilata di una decina di portate”. Si parte con alcuni bocconi preparatori alla sequenza di nigiri, intervallata da un brodo dashi e chiusa da una proposta di carne. “Non tutto è necessariamente ortodosso”, precisano dalla cucina, riferendosi tanto al progetto dei bocconi — “a volte anche combinazioni un po’ inedite” — quanto alla temperatura del servizio, più dinamico e meno rigido di quello che si troverebbe a Tokyo. Si conclude con i dessert firmati dallo stesso Mandura, e poi un passaggio finale in una zona adibita alla piccola pasticceria e all’eventuale drink finale (costo della cena: 110€).Il lounge bar e il nuovo brunch un po’ francese e un po’ nipponicoQuesta specie di tour guidato negli ambienti di Spazio Musa diventa ancora più ampio considerando la parte Lounge. “Abbiamo un posto grande, e non volevamo limitare l’offerta al bancone dell’omakase. Dando anche diversi motivi per venirci a trovare, e diversi livelli di spesa”. È Simone Tasini, bar manager con dieci anni di esperienza a Londra, a occuparsi della carta dei drink di taglio orientale, mentre dalla cucina arriva una selezione di snack per accompagnare aperitivi o dopo cena. Akoya Lounge, per tenersi al passo con l’omakase, ora è inoltre operativo anche la domenica a pranzo per un’ulteriore una possibilità. Si tratta di Bonjour Tokyo, un brunch generoso in due momenti che passa dal dolce — shokupan con burro e confetture, gauffres, lievitati francesi, cotton cake con zucchero filato e lamponi — al salato, tra torikaraage, takoyaki, sashimi e combinazioni a base di riso (50€ a testa, inclusa una bevanda). Un po’ Europa e un po’ Giappone, in questo luogo curioso che porta nuovo dinamismo a Torino.
Il nuovo sushi omakase di Torino ha un bancone con solo 10 posti (in un palazzo del Settecento)
Tra le mura antiche di Spazio Musa, un po’ hub culturale e un po’ factory creativa, nasce Akoya, l’omakase firmato da Christian Mandura e Alessandro Daddea. Esperienze diverse per diversi momenti, dalla cena nipponica agli aperitivi e brunch con piatti e drink a tema







