La nona tappa del Giro d’Italia 2026, parte dal mare e arriva in montagna, parte dalla Romagna e arriva in Emilia, parte piatta (come la piadina) da Cervia e sale, sale, lungo l’Appennino per alzarsi (come una crescentina) fino a Corno alle Scale. Ben 184 chilometri che tengono insieme la Romagna e l’Emilia, e dato che siamo sempre abituati a sottolineare le differenze tra le due anime della stessa regione, proviamo invece a segnare cosa hanno in comune: prodotti eccellenti, buone tavole, posticini dove fermarsi a far provviste.
Cosa mangiare
Si parte da Cervia, e dalle sue belle saline che regalano quel formidabile prodotto che è il sale dolce. Si chiama così per la sua gentilezza, meno sapido rispetto ad altri sali marini, dovuta alla composizione delle saline cervesi e alla raccolta tradizionale. È un sale storico perfetto anche sul pesce azzurro e le cozze di Cervia. Man mano che ci si addentra nella parte interna della Romagna, entra in scena la piadina romagnola, fatta con farina, strutto oppure olio, acqua e sale, ma sempre cotta sul testo. Anche la piadina, come una tappa ciclistica, ha le sue altimetrie: vicino alla costa è più sottile, poi, man mano che ci si allontana dal mare, cresce di spessore e diventa più alta. Si accompagna rigorosamente allo Squacquerone di Romagna.











