Salone del libro di TorinoDalla teoria alla pratica, il computer quantistico promette di superare i limiti del calcolo classico con potenzialità rivoluzionarie in crittografia, intelligenza artificiale e ricerca scientifica.di Lara Ricci16 maggio 2026Chi crede che l’intelligenza artificiale rappresenti la grande rivoluzione della nostra epoca, non sa ancora cosa sta per arrivare. Il computer quantistico, di cui solo dieci-quindici anni fa si parlava come di un’ipotesi possibile ma futuristica, è ormai una realtà e alla sua applicazione commerciale e militare potrebbero mancare solo pochi anni. In Italia l’università di Napoli ne ha uno, e un altro lo ha il Politecnico di Torino, dove Riccardo Adami insegna Matematica per l’ingegneria quantistica. «Il 22 maggio 2025 un lieto evento ha rallegrato la mia università: è arrivato un computer quantistico - scrive Adami in Il codice di Schrödinger. Come la meccanica quantistica ha rivoluzionato la fisica, la filosofia e la tecnologia (Dedalo, pagg. 220, euro 18) un saggio narrativo appassionante che riesce a far percepire come non soverchiante, addirittura accessibile, una materia tanto antintuitiva -. Il nuovo acquisto non assomiglia ai computer “classici” che già avevamo: usa princìpi fisici diversi e funziona a temperature molto basse. Insomma, è un enorme frigorifero. Solo una piccola porzione del suo volume è dedicata all’esecuzione di programmi. Ora vogliamo farlo crescere fino a quando non avrà surclassato i computer dei maggiori centri di calcolo del mondo, realizzando la “supremazia quantistica”, come l’ha chiamata John Preskill. La più celebre dimostrazione della supremazia quantistica è stata ottenuta nel 2019 nei laboratori di Google, quando il processore quantistico Sycamore ha eseguito in poco più ditre minuti un calcolo che sul supercomputer classico Summit avrebbe richiesto 10000 anni (secondo l’annuncio di Google) oppure due giorni e mezzo (secondo la risposta di Ibm). In ogni caso, un guadagno impressionante».Di cosa parla Il codice di Schrödinger?Il libro parla di quella che viene chiamata la seconda rivoluzione tecnologica quantistica: stanno nascendo tencologie con una concezione completamente nuova che si basano su quello che succede alle particelle elementari però prese ad una ad una, non più tutte insieme. Si parla di questo in relazione soprattutto al computer quantistico ma ci sono anche altre importanti realizzazioni che sono già molto più presenti rispetto al computer quantistico che sono crittografia, il teletrasporto, esiste una cosa chiamata teletrasporto, e la sensoristica. Ho pensato di scrivere un libro su queste cose perché queste nuove tecnologie usano quelli che nel libro chiamo gli arcani della meccanica quantistica, cioè quegli effetti così strani che gli scienziati avevano sempre rinunciato a capire, tanto che Richard Feynman disse una famosa frase «:nessuno capisce la meccanica quantistica». Siccome lui è stato uno dei più grandi fisici teorici della seconda metà del XX secolo è una frase che ha anche un po’ bloccato la ricerca nella direzione di una comprensione più profonda di questi fenomeni.Lei ne parla sotto diversi aspetti: ora ci ha parlato delle applicazioni, ma nel libro se ne parla anche dal punto di vista matematico, scientifico e da quello filosofico...Sì, perché mi sono trovato a doverlo fare, l’intenzione iniziale era di scrivere un libro sulla crittografia quantistica, ma andando avanti proprio perché la crittografia richiedeva di andare avanti nei fondamenti concettuali della teoria mi sono trovato a leggere di filosofia, a discutere con filosofi e anche estrarre una visione che secondo me è più moderna rispetto a quella che avevo studiato io all’università.Invece poi si scopre che il modello che Einstein aveva fatto per mostrare un’assurdità fotografa una realtà che si rivela essere non locale.Questa idea della non località ora è stata capita bene? Ci sono applicazioni che vi si basano, però questo lo si fa avendola capita o invece sfruttando le proprietà di quel che si è capito esistere ma non si sa come?Direi più la seconda opzione: la si usa. Il computer quantistico il teletrasporto, tutte le applicazioni si basano sull’entanglment, quindi sulla non località, ma quale sia la sua descrizione corretta non è chiaro, ci sono diverse proposte e non c’è accordo nella comunità scientifica.Ma come funziona il computer quantistico?Il computer classico, ossia quello che abbiamo in casa, funziona sulla base del cosiddetto bit che è l’elemento fondamentale per il calcolo. Il bit è un oggetto fisico che ha 2 stati possibili, che chiamiamo 0 e 1. Tipicamente, un circuito microscopico che può essere aperto (0) oppure chiuso (1). Nel computer quantistico invece del bit c’è un oggetto che si chiama qubit. Come il bit, ha 2 stati possibili, che sono 0 e 1, ma conformemente agli assiomi della meccanica quantistica può avere anche stati intermedi tra lo 0 e l’1, ossia stati che sono un po’ 0 un po’ 1 come il famoso gatto di shrödinger, che possiede degli stati intermedi tra l’essere vivo e l’esser morto. Inoltre, possiede stati in cui lo 0 è molto più presente dell’1, oppure stati in cui l’1 è molto più presente dello 0: un’infinità di stati intermedi. La cosa però limitante è che quando il computer quantistico viene osservato, ogni qubit restituisce o 0 oppure 1, cioè si perde la ricchezza degli stati intermedi. Si potrebbe quindi pensare che questa disponibilità di infiniti stati intermedi non abbia conseguenze sul funzionamento del computer, invece è stato dimostrato con questa scienza che si chiama informazione quantistica, che grazie alla disponibilità di questi stati intermedi e anche all’entanglement, ossia alla non località, che il computer quantistico, in certi particolari problemi , può essere più veloce di quello classico. Ora, la domanda che ci si può fare, è: fisicamente, cioè a livello di hardware, che cosa sono questi qubit? Ecco, negli ultimi decenni sono state sviluppate tante tecnologie che possono fornire i qubit per i computer quantistici. Per esempio, le trappole ioniche, i circuiti superconduttori o i quantum dot. E ci sono ancora tante altre proposte. alcune sono robuste nel senso che resistono alle interazioni con l’ambiente che distruggono l’entanglement, altre invece sono scalabili, ossia danno la possibilità di avere sistemi con molti qubit. Su questo punto la ricerca è estremamente attiva. Infine, proprio perché l’entanglement è molto fragile, per effettuare i calcoli quantistici va preservato. A questo scopo bisogna mantenere il computer quantistico a temperature molto basse, che garantiscono la conservazione dell’entanglement. Ciononostante è possibile che durante il calcolo ci siano degli errori. A questa possibilità risponde un filone ricchissimo di ricerca che si chiama quantum error correction.