“Se parliamo di leadership tecnologica sull’hardware, la partita è sostanzialmente tra Stati Uniti e Cina. L’Europa, e l’Italia in particolare, difficilmente guideranno l’infrastruttura. Dove però possiamo giocare una partita vera è nello sviluppo di software quantistico e nella creazione di casi d’uso”. Alessandro La Volpe ha le idee chiare sulla partita della sovranità tecnologica, oggi quanto mai attuale vista la crescita della Cina e i continui attacchi all’Europa del presidente degli Statui Uniti Donald Trump.

Dopo una lunga carriera in Ibm – sia nel nostro Paese che all’estero – La Volpe a luglio del 2024 ne è diventato amministratore delegato per l’Italia.

Ora, tra le tante sfide che lo attendono, c’è quella di aprire il business del quantum computing, una delle due frontiere, insieme all’intelligenza artificiale, su cui si stanno sfidando molte delle imprese che operano nel settore dell’informatica.

Partiamo dal quantum computing. A che punto è?

“Siamo ancora in una fase di frontiera. Non è una tecnologia già diffusa per usi commerciali di massa, ma non è nemmeno più una promessa teorica. La tecnologia è più avanti rispetto all’utilizzo che se ne fa oggi. Ci sono due date chiave. La prima è il 2026: il mercato e il mondo della ricerca si aspettano che per la prima volta il quantum dimostri un vantaggio concreto rispetto alla computazione tradizionale su problemi reali. Non è un annuncio aziendale, ma un’aspettativa condivisa dagli addetti ai lavori”.