Chiamare in causa il corpo per offendere qualcuno è un'arma potente: che sia l'altezza, il peso, il colore della pelle, ognuno di questi elementi è fortemente rappresentativo della persona. Scalfirlo, significa scalfire un'identità. Sono caratterizzazioni visibili, ciascuna rimanda all'intera persona in modo immediato e forte: perché l'immagine è un biglietto da visita, effettivamente è la prima cosa che viene notata quando ci si presenta al mondo. Ovviamente una persona è molto altro, c'è tanto di più: eppure, nell'era dell'immagine, in cui l'immagine è tutto, il "come si appare" ha scavalcato il "chi si è".

Visto che la società attribuisce grande valore all'aspetto fisico, quest'ultimo è diventato un nervo scoperto: è diventato qualcosa di cui vergognarsi se non rientra in certi standard, in certi canoni. Da qui l'espressione body shaming, registrata da Treccani come neologismo nel 2018, quando il dibattito sul tema si è fortemente intensificato. Significa letteralmente far vergognare qualcuno del proprio corpo. Il fenomeno va ben oltre la battuta benevola, lo scherzo innocuo: è qualcosa che sfocia in vera e propria violenza psicologica, sulle persone più fragili ed esposte ha ripercussioni notevoli in termini di autostima, stress, pressione sociale. Visto il dilagare del body shaming, soprattutto online, nel 2025 il Senato ha approvato in via definitiva il disegno di legge per l'istituzione della Giornata nazionale contro la denigrazione dell'aspetto fisico delle persone: contro il body shaming insomma. Si è scelta, come data della celebrazione annuale, il 16 maggio, optando come colore simbolo per il fucsia: una tonalità energica, forte e vibrante, che deve richiamare l'ottimismo, la crescita personale, l'accettazione di sé e l'amor proprio.