Egregio direttore, le scrivo in qualità non di dirigente di ORA ma di dirigente scolastico del Liceo Steam International. Ho letto la sua difesa della scelta di restringere il campo degli intervistati, bollando la par condicio come un'umiliazione della democrazia. Tuttavia, mi permetta di dissentire radicalmente.

La validità o l'efficacia della par condicio può certamente essere oggetto di dibattito intellettuale, ma il fatto che lei la consideri deleteria è, in termini legali, del tutto irrilevante. In una democrazia matura, le leggi si rispettano finché sono in vigore; se si ritengono ingiuste o anacronistiche, si agisce attraverso i canali istituzionali per emendarle o abrogarle. Sottrarvisi arbitrariamente in nome di una presunta "libertà editoriale" non è un atto di coraggio intellettuale, ma un precedente pericoloso che mina il concetto stesso di legalità.

Nel nostro Liceo insegniamo ai ragazzi il valore del pluralismo. Spesso ospitiamo giornalisti che affermano l'esatto opposto di quanto da lei sostenuto: ci dicono che il compito della stampa è quello di dare voce anche alle minoranze. Ricordiamo spesso ai nostri studenti che la "ragione della maggioranza" è un concetto fragile. Come ammoniva Socrate il consenso della folla non è garanzia di verità.