di
Cesare Giuzzi
L’inchiesta dei pm bresciani sull’archiviazione del 2017. I nodi e le stranezze. I contatti tra i carabinieri e l’indagato prima che lui fosse al corrente dell’inchiesta
«Con i soldi e l’amicizia lo metti in culo alla giustizia». È il 16 dicembre 2018, sono passati due anni da quando per la prima volta il nome di suo figlio, Andrea Sempio, è finito (e subito archiviato) nel groviglio delle indagini su Garlasco. Daniela Ferrari prende carta e penna e scrive al condannato Alberto Stasi nel carcere di Bollate.
Il percorso dei soldiNella lettera ricorda quanto aveva letto in una cella ai tempi in cui lavorava come «vigilatrice» al femminile di Voghera. Filosofia spiccia che oggi però, secondo i pm di Pavia, sembra la rivendicazione di quello che i nuovi inquirenti del caso Garlasco considerano il pilastro dell’indagine su Andrea Sempio. Perché i pm, supportati dai colleghi di Brescia, sono convinti d’aver trovato non solo le «prove» di un’inchiesta «comprata» — quella del 2016-2017, la prima su Sempio — ma anche di aver ricostruito il percorso dei soldi.














