MILANO - La «sostanziale inazione investigativa» con la quale, nel 2017, vennero svolte le prime indagini su Andrea Sempio ha prodotto un duplice risultato. Non solo il fascicolo, poi archiviato con strascico di ipotesi corruttiva a carico dell'ex procuratore aggiunto Mario Venditti e del padre dell'indagato, «non è approdato a nulla», ma «avrebbe reso Sempio più furbo e abile nel lasciare minori tracce del proprio passato», scrivono ora i pm nelle cento pagine di memoria conclusiva. Nella casa di via Canova, durante la perquisizione dei carabinieri, è stata evidenziata «la singolare circostanza dell'assenza di computer fissi o portatili, è quindi ragionevole inferire che l'indagato abbia distrutto del materiale documentale e sia disfatto pure di dispositivi informatici e delle loro memorie».
Le cimici piazzate nell'auto di Sempio, tuttavia, per gli inquirenti avrebbero fornito elementi utili da incrociare con i dati tecnici delle nove consulenze svolte dagli esperti. Come la conversazione captata il 10 febbraio 2017, giorno successivo all'interrogatorio. Andrea è in macchina con i genitori: «Certo che se gli succedeva a 19 anni era peggio», commenta Daniela Ferrari. «Beh, mi è successo a 19 anni», confuta il figlio. Lei insiste: «A 19 anni non ti è successo il casino come adesso. Ti rovinavi la vita ancora di più, ormai sei più grande e più maturo». Una conversazione, annotano i pm, «che non richiede commenti per la sua evidente attinenza ai fatti». Sempio è uso parlare tra sé quando è al volante e anche in base a questi soliloqui la Procura di Pavia sostiene che la mattina del 13 agosto 2007, sulla scena del crimine, non c'era Alberto Stasi ma lui. Respinto da Chiara, che «lo scaccia e tenta di sottrarsi, trasformando quella tensione crescente in uno scontro fisico».












