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Ultimo aggiornamento: 19:13

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Il verdetto su come sia andato il “più grande summit di tutti i tempi”, come l’ha definito Donald Trump con l’usuale understatement, l’hanno dato i mercati. Dopo la due giorni a Pechino del presidente Usa, accompagnato dai numeri uno di tutte le corporation con oltre 1000 miliardi di capitalizzazione, Wall Street ha aperto in rosso e le Borse europee hanno archiviato la seduta in netto calo. Perché da un lato la Cina, che al momento sta gestendo senza problemi la crisi energetica, non intende intervenire direttamente per trovare una soluzione rispetto alla chiusura dello Stretto di Hormuz che porta con sé maxi rialzi delle materie prime. Dall’altro i “fantastici accordi commerciali” con il leader cinese Xi Jinping rivendicati dall’inquilino della Casa Bianca non hanno trovato per ora alcun riscontro da parte di Pechino. Peggio ancora, dall’Air Force One che lo riportava in patria Trump ha ammesso che di dazi “non abbiamo parlato”: la proroga oltre novembre della tregua a cui Washington è stata costretta lo scorso anno per evitare pesanti ritorsioni sulle materie prime critiche controllate dalla Repubblica popolare resta dunque in forse.