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Giuliana Ferraino

Profitti in aumento del 6,2% rispetto al primo trimestre 2025. I rilievi degli analisti. Il ceo Laterza prudente: «Sbagliato moltiplicare per quattro i risultati dell’intero anno»

I numeri sono buoni. Ma a Piazza Affari la trimestrale di Unipol ha convinto solo a metà: il titolo è in calo dello 0,7% a 22,18 euro nella seduta del 15 maggio, in una giornata già pesante per il listino milanese (-1,6%). Il gruppo bolognese ha archiviato il primo trimestre del 2026 con un utile netto consolidato di 433 milioni, in crescita del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, includendo il contributo della collegata Bper. Il risultato netto reported si attesta a 329 milioni (+15,4%). La raccolta diretta assicurativa cresce a 4,8 miliardi (+7,1%), il Combined Ratio — cioè l’indice che misura l’efficienza tecnica di una compagnia assicurativa — migliora al 90% dal 91% di un anno fa. La solidità patrimoniale si rafforza: il Solvency ratio del gruppo assicurativo sale al 295% (dal 279%), quello consolidato al 248% (dal 230%). Sulla carta sono dati solidi.

Il problema della qualitàEppure gli analisti non si sono limitati al dato aggregato. E qui emerge il nodo interpretativo. Gli esperti di Mediobanca segnalano che l’utile trimestrale — pur superiore del 12% alle loro previsioni — è stato trainato «a livello tecnico» da un rilascio di riserve «estremamente alto». Al netto di questa componente, scrivono da Piazzetta Cuccia, il loss ratio (il rapporto tra sinistri e premi raccolti) «sarebbe più alto anno su anno e al di sopra delle nostre stime»; anche l’expense ratio risulterebbe sopra le attese. In altre parole: i numeri battono le previsioni, ma non per le ragioni che il mercato avrebbe preferito. Il rilascio di riserve è una componente legittima e fisiologica nella gestione assicurativa, ma è per natura non ricorrente e dipende da scelte attuariali pregresse, non dalla dinamica operativa corrente.