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Ultimo aggiornamento: 14:55
È nei mari che si sta consumando l’ultima vendetta russa: Mosca, forte della sua geografia, riesce ad aggirare le onde d’urto della guerra sciita. Le rotte dell’energia e del cibo sono bloccate in Medio Oriente per lo stallo dello Stretto di Hormuz: è soffocato dal controllo incrociato dei pasdaran e della Marina Usa, dalle ostentate e sdegnate minacce statunitensi e iraniane sulla ripresa dei combattimenti. Così sono bloccati anche flussi di petrolio, merci e fertilizzante: alimentano carenze che in alcuni Paesi stanno già innescando crisi che possono rivelarsi senza precedenti.
“L’emergenza in Medio Oriente non è una crisi lontana” ha avvertito il Segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres: circa il 13% delle importazioni “transita attraverso questa rotta marittima strategica che collega il Golfo Persico al resto del mondo”. “Potremmo assistere ad una crisi che sprofonda altri 45 milioni di persone nella fame“: è stato ancora più netto Jorge Moreira da Silva, a capo del gruppo di lavoro Onu per sbloccare il passaggio di fertilizzanti, ma la nebbia geopolitica non accenna a diradarsi mentre le economie mondiali si logorano sotto il peso dell’instabilità. In questo scenario, Mosca profitta dell’assenza di segnali di distensione e incassa. I nuovi picchi di guadagni registrati dal Cremlino rappresentano una nuova breccia aperta in seno alla strategia europea che ambiva a depotenziare Mosca svuotandone le casse con le sanzioni: oggi arginare flussi oggi sembra più difficile, con la mappa geopolitica deformata dall’ultima bravata trumpiana.








