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Ultimo aggiornamento: 15:14

Tra Iran e Stati Uniti a fucili puntati, con Hormuz in fiamme e il Medio Oriente a fuoco, la Federazione gode: è l’ultima alternativa allo Stretto commerciale bloccato. Due giganti – India e Cina – hanno bisogno della Russia e della sua energia. Chi voleva indebolire Mosca per mettere fine al conflitto ucraino, la vede uscire rafforzata da quello in Iran. Mosca beneficia per effetti indiretti e di rimbalzo dall’ultima guerra di Trump che vanifica anni di sforzi compiuti dall’Ue per isolarla e indebolirla; le entrate fiscali del Cremlino legate alla vendita di greggio, nell’ultimo mese, hanno raggiunto il livello più alto degli ultimi sei mesi.

Secondo l’ultimo report del finlandese Crea (Centro per la Ricerca sull’Energia e l’Aria Pulita) a marzo 2026 in Russia si è battuto un record: nelle casse sono entrate proventi più alti mai registrati negli ultimi due anni (a conti fatti si tratta di 713 milioni di euro al giorno); c’è stato “un massiccio aumento del 115% su base mensile delle entrate derivanti dall’esportazione di petrolio greggio via mare”.

Più la guerra iraniana continuerà, più continuerà ad alzarsi il prezzo del petrolio, più continueranno i flussi d’entrata russi. “La Russia si prepara ad acquistare valuta estera grazie ai proventi petroliferi derivanti dalla guerra in Medio Oriente”. È stata Reuters ad accorgersi per prima della comunicazione del ministero delle Finanze russo che informa che per la prima volta dal 2022 – primo anno di guerra contro Kiev – l’aumento dei profitti petroliferi consentirà l’acquisto di 110,3 miliardi di rubli (1,46 miliardi di dollari) principalmente in yuan cinesi. “Dopo l’annuncio, il rublo ha guadagnato lo 0,9% contro lo yuan cinese nelle contrattazioni alla Borsa di Mosca”, ma il mercato si aspettava risultati più solidi: questo potrebbe voler indicare, secondo gli analisti, che ad aprile le entrate per il greggio siano state inferiori di quelle record di marzo. Il mese è stato infatti segnato da attacchi con droni ucraini che si sono concentrati contro porti e raffinerie, le esplosioni hanno rallentato la produzione: nel mese ci sarebbero stati solo 21 miliardi di rubli di entrate extra dal settore petrolifero.