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Ultimo aggiornamento: 6:53

C’è un modo molto elegante di fare la guerra senza dichiararla all’Europa: colpire il punto esatto in cui è più vulnerabile. Non con missili su Berlino o Parigi, ma con il prezzo dell’energia. È esattamente ciò che sta accadendo con la guerra in Iran.

Da quando il conflitto è esploso, lo Stretto di Hormuz — arteria attraverso cui passa circa un quarto del petrolio mondiale — è parzialmente bloccato. Nel Mar Rosso, il traffico attraverso Bab el-Mandeb e il Canale di Suez era già crollato di circa il 60% nel 2024-25 per gli attacchi degli Houthi; ora la situazione è peggiorata. Il risultato è una doppia strozzatura: da una parte Hormuz, dall’altra la via meridionale verso Suez.

La faccenda, per l’Europa, è particolarmente sgradevole, non perché importi necessariamente la maggior parte del petrolio e del gas liquefatto da Hormuz — ma perché il prezzo dell’energia è globale, e noi siamo importatori netti. Quanto a Suez, il precedente tentativo occidentale di proteggere la navigazione nel Mar Rosso è costato oltre un miliardo di dollari in armamenti, con quattro navi affondate.