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Gli Usa autorizzano l’acquisto del greggio di Mosca. Il Cremlino: "Impossibile stabilizzare il mercato dell’energia senza di noi". Il tycoon: "I cargo tirino fuori la palle e passino lo Stretto"

Donald Trump allenta le sanzioni sul petrolio russo per frenare l'impennata dei prezzi dell'energia. Una mossa che per molti analisti rappresenta un'occasione preziosa per Mosca, mentre gli Usa cercano di arginare le ricadute economiche della guerra contro l'Iran. Con una licenza generale del dipartimento del Tesoro americano, la Russia potrà vendere circa 128 milioni di barili di greggio già caricati su petroliere precedentemente bloccate dalle restrizioni statunitensi.

Il provvedimento, valido per 30 giorni, aumenterà rapidamente l'offerta globale, ma la decisione è destinata a suscitare polemiche a Washington perché, secondo i critici, rischia di garantire a Vladimir Putin nuove entrate proprio mentre il suo Paese continua il conflitto in Ucraina e aiuta l'Iran contro Usa e Israele. L'amministrazione Trump, tuttavia, assicura che la revoca delle sanzioni è stata calibrata in modo specifico per evitare di offrire a Mosca guadagni straordinari. «Per ampliare la portata globale delle forniture esistenti di petrolio il dipartimento ha concesso un'autorizzazione temporanea che consente ai Paesi di acquistare petrolio russo attualmente bloccato in mare», annuncia il segretario al Tesoro Scott Bessent, precisando che si tratta di «una misura circoscritta e di breve durata che si applica solo al greggio già in transito e non apporterà significativi benefici finanziari al governo di Putin, che ricava la maggior parte delle sue entrate energetiche dalle tasse riscosse nel punto di estrazione».