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13 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:53

Un assist a Mosca, che dopo la chiusura dello stretto di Hormuz ha già incassato oltre 1,3 miliardi di entrate da export di petrolio non previste. E uno schiaffo alla Ue, che continua ad applicare le sanzioni e un price cap sugli idrocarburi russi. La licenza di 30 giorni all’export di greggio e prodotti petroliferi provenienti dalla Federazione e già imbarcati, concessa da Washinton giovedì per “promuovere la stabilità dei mercati energetici globali” dopo che l’attacco all’Iran ha fatto esplodere i prezzi, ha fatto infuriare i partner del Vecchio continente. “È molto preoccupante, poiché incide sulla sicurezza europea“, il commento del presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, mentre il cancelliere tedesco Friedrich Merz definiva “sbagliata” la decisione e il presidente francese Emmanuel Macron escludeva che la situazione geopolitica giustifichi la mossa. “Aumenta le risorse a disposizione della Russia per condurre la guerra di aggressione contro l’Ucraina”, ha riassunto l’ex premier portoghese. Secondo gli esperti, è un tentativo di guadagnare tempo in attesa della riapertura dello stretto di Hormuz ma avrà un impatto limitato sul prezzo del barile. “Né Usa né Ue possono fare granché per calmierarlo, a parte di finire questa guerra”, come ha riassunto Daniel Gros, direttore dell’Istituto per le politiche europee della Bocconi.