Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

18 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 14:36

Gli Stati Uniti, con un nuovo voltafaccia, prorogano ancora l’allentamento delle sanzioni su petrolio russo e prodotti petroliferi già imbarcati. Il 17 aprile la licenza è stata estesa di un mese per la gioia del Cremlino, nonostante tre giorni fa il segretario al Tesoro Scott Bessent avesse escluso il rinnovo della deroga concessa il 13 marzo spiegando: “Si trattava di petrolio che era già presente in mare prima dell’11 marzo. Quindi è stato tutto utilizzato”. La misura, formalmente limitata ai carichi “in transito”, punta sulla carta a ridurre le tensioni sui mercati energetici globali sotto pressione per la guerra in Medio Oriente scatenata proprio da Washington insieme a Tel Aviv. “Vladimir Putin continua a trarre beneficio dalla guerra tra Stati Uniti e Iran: prezzi più alti e deroghe alle sanzioni americane. Doppia vittoria”, ha commentato su X Javier Blas, specialista di commodities per Bloomberg. La decisione ha suscitato forti reazioni da parte dei Dem statunitensi, mentre Bruxelles per ora non ha commentato.

L’autorizzazione consente di sbloccare e finalizzare carichi già spediti o comunque caricati su petroliere (“loaded on vessels”) al 17 aprile, evitando che restino fermi in mare per problemi legati a sanzioni, assicurazioni o pagamenti. A marzo Washington aveva sostenuto che i benefici per la Russia sarebbero stati limitati perché gran parte delle entrate petrolifere della Federazione deriva in realtà da imposte legate all’estrazione, che non sono influenzate dalle sorti del greggio già spedito. Ma quelle tasse sono indicizzate al prezzo del barile: quindi se il petrolio non viene venduto o viene ceduto con forti sconti, anche il gettito fiscale diminuisce. Da inizio marzo, dopo i primi attacchi di Usa e Israele all’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz, Mosca ha al contrario registrato un inatteso aumento degli incassi.