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Ultimo aggiornamento: 10:02

Alla fine Trump l’ha fatto: ha preso la decisione shock di sanzionare i due maggiori colossi russi – la società Rosneft, guidata da Igor Sechin, e la Lukoil, che insieme esportano la metà del totale del greggio del Paese, oltre tre milioni di barili al giorno. Era una mossa che temeva di compiere l’ex presidente Biden, che aveva però sanzionato a gennaio la Gazprom Neft e Surgutneftegaz. La Russia, con quasi cinque milioni di barili esportati al giorno, è una delle maggior fonti mondiali di greggio e l’azione statunitense, volta anche a piegare Mosca al tavolo dei negoziati, ha già conseguenze sui mercati.

Il prezzo del petrolio ha raggiunto i 66 dollari al barile, aumentando più del 5%, ma nessuno rimarrà stupito se sfiorerà nei prossimi giorni i 70 dollari. Anche i prezzi del gas naturale hanno visto i prezzi lievitare di circa il 3% dopo l’approvazione del 19esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, che impone il divieto di importazione di gas naturale liquefatto a partire dal 2027.

Le principali compagnie petrolifere nazionali cinesi (PetroChina, Sinopec, Cnooc e Zhenhua Oil) hanno bloccato nelle ultime ore le importazioni di petrolio russo via mare, nel timore di subire conseguenze delle sanzioni Usa. Si appresta probabilmente a compiere la medesima azione il secondo acquirente di greggio russo: l’India, maggior esportatore via mare di petrolio russo, che importa tra il milione e mezzo e due milioni di barili al giorno.