Luca Seu, ceo di Noveo

Nel dibattito sull’intelligenza artificiale, la domanda ricorre con insistenza: siamo di fronte a una rivoluzione reale o a una nuova ondata di entusiasmo destinata a ridimensionarsi? Per Luca Seu, la risposta è netta: “Siamo nel bel mezzo di un vero rinnovamento”. E a differenza di altre tecnologie che hanno vissuto picchi di attenzione senza consolidarsi, l’IA, secondo il fondatore di Noveo, ha già superato il banco di prova più importante: la capacità di generare valore concreto.

Il punto, infatti, non è tanto la potenza della tecnologia, quanto il suo utilizzo. “Oggi è possibile costruire soluzioni che generano ritorno sull’investimento fin da subito: questo è il vero test”, spiega Seu. Eppure, non mancano le criticità: una parte significativa dei progetti IA, soprattutto in ambito b2b, non arriva mai alla fase di produzione. Il motivo non è un limite intrinseco dell’intelligenza artificiale, ma un errore a monte: viene spesso applicata nei contesti sbagliati, senza una reale comprensione dei processi aziendali.

È qui che emerge uno dei principali equivoci che ancora accompagnano l’adozione dell’IA nelle imprese. “Vediamo spesso aziende che partono dicendo: ‘Mettiamo l’IA’, senza aver identificato un problema reale da risolvere”, sottolinea Seu. Un approccio che ribalta la logica corretta, perché “l’IA deve essere un mezzo e non un fine”. In questo senso, il valore di un partner tecnologico non risiede solo nella capacità di implementare strumenti avanzati, ma include la capacità di analizzare i processi e individuare le soluzioni più efficaci, anche quando queste non prevedono necessariamente l’uso dell’intelligenza artificiale.