Come nel febbraio del 2020, stiamo vivendo l’inizio di un cambiamento epocale, simile a quello della pandemia. Il merito del post dell’imprenditore statunitense Matt Shumer – oltre 80 milioni di visualizzazioni in meno di 48 ore sul social network X – non è stato quello di rivelare qualcosa che già non sapessimo. Si è limitato a ricordarci che il re è nudo ed è sempre più difficile fare finta di nulla. È ufficialmente iniziato il conto alla rovescia per misurare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Non più speculazioni da guru del Big Tech. Secondo l’amministratore delegato di Microsoft AI Mustafa Suleyman, entro 18 mesi al massimo il mondo arriverà all’automazione completa delle mansioni impiegatizie. Vuol dire che professionisti come avvocati, contabili e project manager saranno, nella migliore delle ipotesi, messi al lavoro in una catena di montaggio agentica, dove il loro compito di supervisione e controllo avrà come colleghi modelli linguistici di grandi dimensioni orchestrati da agenti di intelligenza artificiale.

Secondo l’ultimo report di McKinsey Global Institute (MGI), intitolato «Agents, robots, and us: Skill partnerships in the age of AI», del novembre 2025, «Al livello attuale di capacità, gli agenti [sistemi software] potrebbero svolgere compiti che occupano il 44% delle ore di lavoro, mentre i robot [sistemi fisici] potrebbero gestirne il 13%.» Anche i big della Big Tech sono chiamati a esprimersi quasi ogni settimana sull’impatto della tecnologia che stanno provando a governare sul mercato del lavoro. Tra loro non c’è armonia. Si va dal catastrofismo alla descrizione di scenari da fantascienza anni Settanta, con reddito universale, molto tempo libero e il governo di drammatiche disuguaglianze. Secondo Demis Hassabis di Google DeepMind la società non è pronta, mentre Sam Altman, il più presente sul tema, prevede un impatto deflazionistico globale. Se una persona può fare il lavoro di un intero team grazie all’AI — software, analisi, progettazione — il costo marginale dei beni digitali e poi anche di quelli fisici (con robotica) crollerà. Questo genera pressione verso prezzi più bassi in tutta l’economia.