La ricina continua a essere al centro delle attenzioni degli inquirenti nel caso dell'avvelenamento di Antonella Di Ielsi, 51 anni, e di sua figlia 15enne Sara Di Vita. Le due donne sono morte tra il 27 e il 28 dicembre 2025 a poche ore di distanza l'una dall'altra mentre erano ricoverate all'ospedale Cardarelli di Campobasso. L'ipotesi iniziale dell'intossicazione alimentare è stata smentita dagli accertamenti tossicologici del Centro antiveleni che avrebbe individuato la presenza di ricina nell'organismo delle vittime.
Gli investigatori della squadra mobile di Campobasso e della Procura di Larino, che nel frattempo ha aperto un fascicolo contro ignoti per duplice omicidio premeditato, si stanno concentrando sui legami familiari e personali di Sara e Antonella. Sono oltre 100 le persone ascoltate sino ad ora, alcune più di una volta, mentre procedono anche gli accertamenti su telefoni e computer delle persone che frequentavano la casa di Pietracatella a cominciare dai suoi abitanti: Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, e la figlia maggiore Alice.
Come apprende Fanpage.it da fonti vicine all'indagine, in queste settimane sono stati svolti sui device di Alice gli accertamenti tecnici irripetibili. Sono stati posti sotto sequestro anche i telefoni delle due vittime e un notebook presente nella casa familiare.








