Secondo gli inquirenti, dietro il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, 15 anni, morte a fine dicembre a Pietracatella (Campobasso) per avvelenamento da ricina dopo una cena in famiglia, ci sarebbe un possibile movente legato a questioni familiari. Proseguono nel mentre le audizioni di persone ritenute informate dei fatti: la Squadra Mobile continua a raccogliere testimonianze e a incrociare dichiarazioni, movimenti e rapporti personali delle due vittime nel tentativo di consolidare un quadro investigativo che sembra ancora da costruire.

Particolare attenzione è rivolta ad eventuali contraddizioni nelle deposizioni raccolte e sulla copia forense del contenuto del cellulare di Alice Di Vita, la figlia maggiore della famiglia. La giovane non era presente a cena il 23 dicembre perché era fuori per mangiare una pizza con gli amici. Sono in corso anche le indagini sui dispositivi sequestrati il 4 maggio nella casa di via Risorgimento, rimasta sotto sequestro dal 28 dicembre. La presenza della sostanza è stata confermata dalle analisi tossicologiche eseguite dal Centro antiveleni Maugeri di Pavia.

L'inchiesta procede per duplice omicidio volontario contro ignoti e per omicidio colposo nei confronti di 5 medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso. I dottori sono accusati di aver dimesso le due senza riconoscere i sintomi dell'avvelenamento. Nel frattempo sarà ascoltata di nuovo a inizio settimana Laura Di Vita, la cugina di Gianni Di Vita, che in questo periodo sta ospitando lui e la figlia Alice dopo il sequestro della villetta di Pietracatella dove mamma e figlia hanno consumato l'ultimo pasto prima del decesso.