Cinque cellulari (due con le sim) che con ogni probabilità appartenevano ad Antonella Di Ielsi e a Sara Di Vita, la mamma e la figlia morte a ridosso di Natale per un avvelenamento da ricina all'ospedale di Campobasso. E poi due router, un tablet e un computer. Gli uomini della scientifica di Campobasso si sono trattenuti, per quasi tre ore, ieri, nella casa della famiglia Di Vita a Pietracatella, sotto sequestro da quando sono morte le due donne e, come disposto dalla procuratrice di Larino Elvira Antonelli, hanno prelevato tutti i dispositivi elettronici.
«Siamo in una fase di attesa ma di progressivo ingresso nelle vicende di cui ci stiamo occupando - ha commentato Antonelli - gli accertamenti non potevano restare più a livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma, a questo punto, chiedevano un intervento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie». E ha aggiunto che si tratta di «attività previste che, allo stato, non erano state fatte perché avevamo bisogno di conferme da parte dell'Istituto di tossicologia del Maugeri e abbiamo bisogno ancora, in realtà, non solo di conferme da questo punto di vista ma dal punto di vista dell'attività autoptica».











