Si stringe sempre di più il cerchio attorno ai possibili avvelenatori di Antonella Di Ielsi e della figlia 15enne Sara Di Vita, le due donne vittime di una intossicazione letale da Ricina nel periodo prima di Natale nella loro casa di Pietracatella, in provincia di Campobasso. Sono quattro o cinque in tutto infatti le persone su cui si stanno concentrando le attenzioni e le indagini della procura secondo quanto emerge da fonti investigative. Dopo i risultati degli esami tossicologici sulle due vittime, gli inquirenti infatti sono ormai fermamente convinti di un atto premeditato e volontario e stanno cercando di scandagliare i rapporti sia all'interno della famiglia sia con altri soggetti che potrebbero dare un movente all'accaduto.
Proprio a questo proposito continuano incessantemente gli interrogatori di familiari, amici e conoscenti di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita. In Questura a Campobasso anche oggi sono stati convocati e ascoltati dalla polizia diversi soggetti, al momento tutti come persone informate dei fatti. Si tratta dell'inchiesta tradizionale che va di pari passo con quella scientifica come ha confermato la procuratrice di Larino, Elvira Antonelli. "Stiamo entrando sempre di più nelle vicende di cui ci stiamo occupando che non potevano restare più al livello soltanto della tossicologia e degli studi scientifici ma, a questo punto, chiedevano un intervento da un punto di vista delle attività giudiziarie vere e proprie" ha dichiarato la procuratrice.









