Trovato il movente. Gli inquirenti sono convinti di avere in mano cosa si cela dietro il giallo di Pietracatella, l'avvelenamento di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita. Così come la pista secondo la quale "chi ha deciso di utilizzare la ricina per distruggere la famiglia Di Vita si è procurato il micidiale veleno ricavandolo in maniera artigianale dai semi della pianta del ricino, autoctona anche nel basso Molise", riporta Repubblica.
Al momento le informazioni testimoniali raccolte dalla Squadra Mobile avrebbero ormai superato quota cento tra familiari, conoscenti e amici della famiglia. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire relazioni, movimenti e possibili contraddizioni emerse nei racconti raccolti in queste settimane. Eppure le verifiche si concentrano soprattutto sulla cerchia familiare e su 5 persone entrate in contatto con le vittime nei giorni precedenti al malore.
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Giovedì scorso, 30 aprile, è stato ascoltato per circa cinque ore anche Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, sentito come persona informata dei fatti. Di Vita, insieme alla figlia Alice, 19 anni, e ai familiari di Antonella Di Ielsi, è parte offesa nel procedimento. Secondo quanto riferito dal suo legale Vittorino Facciolla, Di Vita avrebbe escluso agli investigatori l'esistenza di tensioni familiari o motivi di risentimento che possano spiegare un gesto del genere. "Ha ricostruito con precisione gli eventi ricordati e ha confermato di non avere elementi per immaginare chi possa avere voluto colpire la sua famiglia", riferisce il legale. Le testimonianze raccolte saranno ora incrociate anche con i dati che emergeranno dall'analisi dei dispositivi sequestrati il 4 maggio nell'abitazione di via Risorgimento. Particolare attenzione è rivolta ai telefoni cellulari e soprattutto ai due apparati di rete acquisiti dagli investigatori: secondo quanto emerge, i router potrebbero conservare log di connessione utili a verificare quali dispositivi si siano collegati alla rete wifi domestica nei giorni ritenuti cruciali dagli inquirenti.










