Un’infilata di salsicce immerse in pastella dorata che dovrebbe ricordare un gruppo di “rospi che saltano da un buco” è diventata un classico della cucina di casa. Le origini settecentesche e lo humour britannico alla base di una pietanza sostanziosa e ironica

Rustica, ingegnosa e, talvolta, in qualche modo ironica. È spesso così la cucina inglese, con un repertorio che dai fornelli di casa si è sostanziato nella gastronomia da pub per raggiungere in alcuni casi anche le cucine fine dining. Non è però il caso di cui parliamo oggi, che ha dalla sua tanta sostanza (troppa?) e un’ottima dose di British humour: il Toad in the Hole, ovvero “il rospo nel buco”, da scoprire in questa videoricetta.

Bisogna andare parecchio indietro nel tempo per risalire alle ragioni di questa curiosa combinazione di ingredienti e tecniche di cottura. Per la precisione nel XVIII Secolo, un periodo in cui la carne era un lusso per pochi. Originariamente, il piatto non prevedeva l'uso esclusivo delle salsicce e la pastella serviva come "riempitivo" economico per far sembrare più abbondanti piccoli avanzi di carne di manzo, pecora o persino frattaglie. Il nome bizzarro apparve per la prima volta in testi culinari intorno al 1762, suggerendo come i pezzi di carne che facevano capolino dalla pastella ricordassero, appunto, dei rospi in attesa di zompare fuori da un buco. Solo col passare dei decenni la ricetta si è raffinata, individuando nelle salsicce di maiale l’opzione più semplice.