Il caso derby Roma-Lazio, finale degli Internazionali e partite collegate non è un incidente di calendario. È una radiografia: la Lega Serie A scopre a maggio che Roma ha uno stadio accanto al Foro Italico, che il derby di Roma non è una partita qualsiasi e che i tifosi non sono pacchi Amazon da riprogrammare con una mail. Intanto il tennis riempie gli spalti, conquista pubblico e produce immaginario. Il calcio italiano, invece, produce tavoli, ricorsi, comunicati e caos.

C’è qualcosa di quasi tenero, se non fosse tragico, nel calcio italiano che si accorge all’ultimo minuto dell’esistenza del Foro Italico. Come un amministratore di condominio che scopre il giorno dell’assemblea che nel palazzo abitano anche gli inquilini.

Domenica dovrebbe giocarsi Roma-Lazio, derby della Capitale, dentro una giornata di campionato in cui la contemporaneità non è un vezzo estetico ma una necessità competitiva. Intorno ci sono altre partite collegate alla corsa europea. Nel frattempo, a pochi metri dallo Stadio Olimpico, gli Internazionali d’Italia arrivano alla loro finale maschile. Risultato: la Prefettura dispone il rinvio del derby a lunedì 18 maggio alle 20.45 per ragioni di ordine pubblico e mobilità, la Lega protesta, minaccia il TAR, poi propone la soluzione da ultimo banco: calcio a mezzogiorno, tennis mezz’ora più tardi. Una toppa cucita sopra un buco che tutti vedevano da mesi.