Da un lato la Lega Serie A, che nonostante le date degli Internazionali BNL di tennis a Roma siano note da anni non è riuscita a impedire che nel sorteggio del campionato il derby Roma-Lazio venisse posizionato in calendario nella stessa settimana del Masters 1000. Dall’altro la prefettura capitolina, e per estensione il ministero dell’Interno, che implicitamente ammette di non essere in grado di gestire contemporaneamente la finale del torneo del Foro Italico (con 10mila tifosi paganti attesi più un maxischermo installato sul campo Pietrangeli con la diretta di ciò che accade sul campo centrale e conseguente aumento delle presenze nell’area) e il delicato derby tra Roma e Lazio, che da anni non si gioca più in notturna per problemi di ordine pubblico.

Il caos che si sta creando intorno alla penultima giornata del campionato - una fase del torneo foriera di verdetti e che, per questo motivo, impone la contemporaneità delle partite tra squadre che giocano per lo stesso obiettivo, in questo caso la qualificazione alla prossima Champions League che comporta il bisogno di giocare nello stesso giorno e nello stesso orario anche Pisa-Napoli, Juve-Fiorentina, Genoa-Milan e Como-Parma) ha subito una brusca accelerazione martedì 12 maggio. Giorno in cui le autorità di ordine pubblico hanno comunicato che il derby di Roma non si gioca più alle 12:30 di domenica - come stabilito dalla Lega Serie A - ma alle 20:45 di lunedì 18 maggio, facendo prevalere una di quelle ipotesi che l'ad della Lega, Luigi De Siervo, aveva scongiurato.