Ogni volta che usiamo l’espressione «è un casino all’italiana» tendiamo decisamente a esagerare, a usare iperboli, a imbrodarci oltre i nostri reali demeriti. Ebbene, non in questo caso. Il delirio calciofilo legato a date e orari del 37° turno di Serie A è un minestrone fatto di cattiva gestione, scelte sbagliate, pavidità massima, incapacità di venirsi incontro tra capoccioni di questo e quello sport, fastidi personali, maniavantismo assoluto, decisioni pilatesche e, soprattutto, totale e inaccettabile mancanza di rispetto nei confronti dei clienti ultimi di tutto l’ambaradan, che poi sarebbero i tifosi. I tifosi in tutta ’sta faccenda sono stati trattati come moschini, fastidiosi insetti, petulanti rompicoglioni: «Volete sapere quando si gioca? E chi vi credete di essere...».

Una roba del genere. E se per caso lor signori vi dicono: «Non è vero, non è così» fategli notare quel che è accaduto e vedrete che non potranno più battere ciglio e, forse, troveranno il coraggio per fare quello che, al momento, non hanno ancora fatto: chiedere scusa. E riassumiamo. La contemporaneità imposta dal regolamento per squadre che inseguono medesimi obiettivi è cosa nota e contempla gli ultimi due turni di campionato. Nel caso specifico riguarda cinque club che combattono per gli ambitissimi posti-Champions. Tra questi c’è la Roma che, guarda un po’, deve affrontare la Lazio nel derby. E qui viene il bello: al momento della programmazione dei calendari, il derby romano è stato piazzato nel fine settimana degli Internazionali di tennis. Ci voleva dell’impegno per auto-sabotarsi in questa maniera, ci sono riusciti. Il derby romano da tempo non si può disputare domenica sera per questioni di ordine pubblico. Ma in questo caso nemmeno all’ora di pranzo perché è in programma la finale del tennis. Il prefetto non può garantire la sicurezza per due eventi così importanti e decide di spostare il derby al lunedì ore 20.45 (evidentemente il lunedì sera è meno pericoloso della domenica sera, altrimenti non si spiega).