Home » Economia » “La mazza dell’assassino”: come la Cina usa le materie prime per ricattare l’Europa (e non solo)

I presidenti di Consiglio europeo e Commissione europea, Antonio Costa e Ursula von der Leyen, e della Repubblica popolare cinese, Xi Jinping. Source: Ebs

Bruxelles – Provate a immaginare se la vostra colonna vertebrale fosse interamente controllata da un’altra persona: i vostri movimenti dipenderebbero del tutto dalla sua volontà, la vostra autonomia decisionale sarebbe fortemente limitata e – alla fine – quella mano invisibile potrebbe anche arrivare a spezzarvi definitivamente. È esattamente la metafora che si può utilizzare per descrivere il rapporto tra l’Europa e la Cina quando si parla di materie prime critiche, tema al centro dell’ultimo studio dello European Union Institute for Security Studies (EUISS), il think tank ufficiale dell’Unione europea su politica estera e sicurezza.

Nel report diffuso martedì scorso (12 maggio) e intitolato ‘L’arma delle materie prime critiche di Pechino e come smantellarla‘, l’analista dell’EUISS Joris Teer dimostra come nel 2025 Pechino abbia trasformato il controllo “quasi monopolistico” su questi materiali – definiti “la spina dorsale dell’economia globale” – in una vera e propria arma geopolitica. Detenendo il 70 per cento della capacità di estrazione e raffinazione globale di ben 17 dei 34 materiali che l’UE considera “critici”, il Dragone sta esercitando un crescente potere di ricatto nei confronti di Bruxelles: destabilizzando le catene di approvvigionamento, alzando i costi di produzione e piegando la volontà di alleanze e governi. Un’arma che lo stesso presidente cinese Xi Jinping stesso ha definito, senza mezzi termini, una “mazza dell’assassino“.