Pechino sta scuotendo l’Europa. L’ascesa industriale del Dragone non rappresenta più una semplice sfida commerciale, ma una forza esterna in grado di riscrivere i parametri della manifattura continentale. In un’analisi condotta dagli economisti della Banca centrale europea, emerge come la penetrazione cinese stia cambiando pelle, puntando al cuore dell'alta tecnologia e mettendo sotto scacco le filiere tradizionali. Come avvertono gli studiosi di Francoforte, «l'ascesa industriale della Cina è una forza esterna chiave che influenza il commercio, la produzione e i prezzi dell'area euro riducendo i costi e aumentando le pressioni competitive per i produttori dell'area euro». L’Ue vive oggi un paradosso profondo, dal momento che beneficia di componenti a basso costo che sostengono il Pil, ma rischia al contempo uno spiazzamento produttivo permanente. È un equilibrio precario, secondo l’istituzione guidata da Christine Lagarde, che obbliga i vertici dell'eurozona a una riflessione urgente sulla propria sovranità industriale.
La metamorfosi degli scambi tra le due potenze segna una rottura netta con il passato, delineando quello che gli esperti definiscono un nuovo paradigma competitivo. Se la prima ondata del cosiddetto “China shock”, registrata tra il 2001 e il 2010, riguardava principalmente settori a bassa specializzazione come il tessile e l'arredamento, la nuova avanzata asiatica colpisce i pilastri dell'industria avanzata. Come nel caso dei materiali per la transizione green, che siano pale eoliche o pannelli solari. Gli economisti Alessandra Amicucci, Nicolò Gnocato, Vanessa Gunnella, Clara Lindemann, Alfonso Merendino e Carlos Montes-Galdón evidenziano come «la penetrazione delle importazioni cinesi sia aumentata considerevolmente nel mercato europeo - specialmente nelle industrie a media e alta tecnologia - mettendo sotto pressione i produttori europei». Le quote di mercato perse dalle aziende dell'area euro dal 2020 in poi testimoniano una fragilità crescente, alimentata da «guadagni di produttività e avanzamenti tecnologici che stanno rafforzando il ruolo della Cina nella manifattura di valore superiore». Diversamente dal primo decennio del secolo, l'aumento delle forniture cinesi non trova oggi alcuna sponda in una crescita delle esportazioni europee verso Oriente, che risultano anzi in calo dal 2021. Di conseguenza, «la crescente presenza di imprese cinesi pone sfide significative di competitività per l'area euro che sono sempre più visibili nella sua performance economica, sia a livello nazionale che all'estero».






