Tra alti e bassi l’economia globale è ancora alla ricerca di un equilibrio post-pandemia, ma quando si parla delle casse degli Stati o dei bilanci delle grandi aziende la direzione imboccata sembra proprio essere a senso unico. L’aumento del debito su scala mondiale non conosce infatti ormai sosta da tre anni e a confermarlo è l’ultimo Global Debt Monitor.

L’analisi condotta dall’Institute of International Finance (Iif) proietta il valore delle passività aggregate di governi, banche, imprese e famiglie a 348mila miliardi di dollari alla fine del 2025: soltanto nell’ultimo anno la montagna è cresciuta di quasi 29mila miliardi, registrando con un tasso di circa il 9% l’incremento più rapido dai tempi dell’emergenza Covid.

Un mondo a due velocità: il sorpasso del pubblico

L’aspetto più rilevante (e forse preoccupante) di questa nuova ondata non risiede tanto nelle dimensioni del fenomeno, ma nella sua composizione. Ciò che si sta delineando è infatti uno spostamento strutturale e, se nei mercati maturi i rapporti debito/Pil di famiglie e imprese sono scesi sotto i picchi pre-pandemici, i governi hanno invece continuato a indebitarsi pesantemente «rafforzando - sottolinea l’analisi di Iif - un cambiamento strutturale persistente nella composizione della leva finanziaria globale: più pubblica, meno privata».