La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen (foto Gaye Gerard-Pool/Getty Images)
Contenuto tratto dal numero di maggio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
Ovunque pericoli. La Cina, la Russia, da ultimo gli Stati Uniti, i nostri alleati (in teoria) che appiccano fuoco al Medio Oriente scatenando una crisi energetica senza precedenti. L’Unione europea ricorda in qualche modo l’Italia del 1500, quando i piccoli stati italiani non riuscirono a fare massa e per i successivi tre secoli furono vessati da paesi stranieri. Oggi l’economia che cresce poco non è più solo un fastidio: in un mondo di rivalità tra grandi potenze è diventata una debolezza esistenziale. Perché il denaro serve anche per difendersi, e ce ne sarà bisogno visto che Donald Trump è sempre più ostile verso di noi. “Codardi”, ha scritto sui social, furioso per la mancata collaborazione nella guerra contro l’Iran.
Secondo il Wall Street Journal, la Casa Bianca ha in mente diversi piani per punire la Nato. Questo è il momento più difficile che l’alleanza abbia mai affrontato, dicono gli analisti, secondo i quali l’opzione migliore è rafforzare il pilastro europeo. Non tanto per rimediare al disprezzo di Trump, quanto per prepararsi all’ipotesi — tutt’altro che remota — di doversi prendere carico della Nato se gli americani l’abbandonassero davvero. Il problema però è sempre lo stesso: ci vogliono molti soldi. I politici faticano a spiegare chiaramente come raggiungere gli aumenti di spesa concordati. Per questo provano a enfatizzare i potenziali vantaggi economici di budget militari più corposi. “Creeranno la nuova generazione di lavori buoni, sicuri e ben pagati”, si è impegnato a garantire Keir Starmer, il capo del governo progressista britannico.






