Narcosi da azoto, visibilità azzerata, verticale occupata, effetto domino: sono le quattro variabili che, in un’immersione a 50 metri di profondità, possono rivelarsi fatali. In attesa di maggiori dettagli sulla tragedia avvenuta vicino ad Alimathaa, isola dell’atollo a sud di Malé, alla Maldive, il coordinatore regionale dei sommozzatori dei vigili del fuoco della Liguria, Gian Carlo Moreschi, prova a ipotizzare cosa possa essere andato storto. “Anche per subacquei esperti e in grado di conoscere i rischi della situazione, la possibilità di avere gravi incidenti, specialmente in grotte, esiste”. Qual è il pericolo maggiore a quelle profondità?“Bisogna tenere conto del fatto che l’aria che respiriamo è composta al 21% da ossigeno e al 78% da azoto, ma a 50 metri di profondità la pressione dei gas che respiriamo aumenta e questi gas agiscono sui tessuti nervosi in maniera diversa. In questo tipo di immersioni, che sono svolte solitamente da subacquei esperti o molto esperti, la pressione dei gas è sei volte più forte e l’effetto è quello che viene definito ebbrezza da azoto, o narcosi da azoto”.

Che cosa significa nel concreto?“Che i riflessi sono ridotti o azzerati, e i rischi legati a non essere in condizioni ottimali, a quelle profondità, fanno aumentare esponenzialmente gli altri rischi correlati”. Si tratta di un fenomeno frequente?“Lo è, ma soprattutto nelle immersioni di gruppo può capire che una sola persona vada in ebbrezza da azoto e quindi possa essere presa dal panico. A questo punto, se ci si trova in una grotta, può scattare il secondo errore”. Ovvero?“Quando si è in profondità, tanto più in un ambiente chiuso, bisogna fare attenzione a non smuovere materiale sul fondo perché questo porta a ridurre moltissimo la visibilità. Anche se si utilizzano torce potenti queste sono inutili in presenza di materiale in sospensione, è come accedere un faro nella nebbia, la luce rimbalza contro la cortina”.