Credo che mio padre, morto dieci anni fa, fosse gay o preferisse gli uomini, ma non ho nessuna prova. I miei sospetti si basano soprattutto sul suo modo di guardare le persone, su alcuni abbonamenti a riviste e su una conversazione.

Negli anni settanta feci coming out con i miei genitori, mentre ero a casa durante una pausa dall’università. Quella sera stessa mio padre mi prese da parte e mi confidò che prima di sposarsi aveva avuto una relazione con un uomo, ma aveva ricevuto aiuto psicologico ed era “guarito”. Sperava che io facessi lo stesso. Disse: “Promettimi di non dirlo a tua madre, le spezzerebbe il cuore”. Glielo promisi.

Qualche tempo dopo gli chiesi di parlarmi ancora di quell’uomo, ma lui negò tutta la storia e litigammo. Tuttavia, molti anni dopo, in una breve autobiografia che scrisse per i nipoti accennò a un’amicizia del liceo di cui “preferiva non parlare”.

Col tempo mio padre ha accettato la mia sessualità, mi ha sostenuto ed è sempre stato gentile con i miei partner, ma dopo quella confessione ritrattata ho smesso di fidarmi di lui.

Sono obbligato a raccontarlo a mia madre? L’idea di essere stato complice nel nasconderle la verità mi mette a disagio. Ma è possibile che avesse inventato quella “confessione” in un maldestro tentativo di aiutarmi, abbandonando poi la strategia visto che non aveva funzionato. L’unica cosa di cui sono certo è che mi ha deluso.