TREVISO - «Io vedo che non sei felice. Se ti conosco, come pensavo, so che avermi persa ti distrugge. Ecco, oggi, io ti chiedo davanti a questa corte, ammetti la tua colpa. E forse potrai un giorno fare pace con te stesso».Avere diciott'anni ed essere vittima di un amore malato. Rimuovere, tenersi dentro tutto inconsciamente finché un giorno quel passato riaffiora. E capire che sentirsi terrorizzata, sbagliata, a disagio era naturale. E che quello non era certo un sentimento paterno. Ambra (nome di fantasia) oggi ha 23 anni. Ha lasciato Treviso e la sua famiglia di origine, in fuga da un dramma personale che le ha tolto parte dell'adolescenza. Oggi farà ritorno per testimoniare a processo contro suo padre. Questa è la storia.
Quando cominciano queste attenzioni? «I fatti denunciati sono avvenuti quando avevo 18 anni. Si tratta di due episodi, a distanza di meno di un mese. La prima volta siamo soli in cucina e mio padre inizia a baciarmi sul collo. Mi rifugio in camera, confusa. Poi sempre in casa, avevo un maglione attillato, si è avvicinato e ha iniziato a toccarmi il seno. Mi sono sfogata con i miei amici: mi dicevano questo non è normale, è una molestia. Ho deciso di andare via di casa».È in quel momento che trova rifugio alla Caritas? «Sì, non avevo un luogo in cui stare. Una notte, dopo un tentativo di aggressione, sono stata chiamata a deporre. La polizia mi ha chiesto come mai io a 18 anni, italiana, dormissi alla Caritas. Ho raccontato le attenzioni di cui ero oggetto in famiglia, ma non volevo denunciare, al centro antiviolenza mi avevano scoraggiata, la polizia invece mi ha detto che i fatti erano gravi e che avrei dovuto farlo». Ha iniziato anche un percorso di terapia «Lì sono cominciati a riemergere ricordi dell'infanzia che non sono nella denuncia perché, appunto, sono ricordi, quindi non considerati sono fatti attendibili. Però mio padre, fino a poco prima che me ne andassi, era abituato a baciarmi a stampo, per salutarmi. Oppure mio padre dormiva con me. Lo ricordo sopra di me, che mi leccava i piedi, parti del corpo. Io mi ricordo benissimo che ero terrorizzata anche quando ero molto piccola. La terapeuta che mi segue dice che all'epoca io ho rimosso perché eri troppo piccola e il cervello così funziona»La difesa di suo padre sostiene che la sua testimonianza non sia attendibile, che ci siano delle diagnosi di problemi di salute mentale «Cercheranno di screditarmi, lo so. Ma i problemi mentali sono una conseguenza di quanto ho vissuto. E porterò una prova del fatto che ciò che affermo è la verità».Perché all'epoca non si è confidata con sua madre? «I nostri rapporti erano difficili, anche per questo ho poi deciso di andare a vivere con mio padre dopo la loro separazione. Mia mamma era in una situazione familiare molto delicata, a sua volta è stata vittima di mio padre. Però da certe sue frasi, da certe sue affermazioni ho capito che mia mamma e sua sorella avessero già intuito, in qualche modo sapessero. Anche per lei è una situazione molto pesante».Ora ha deciso di mettere molti km tra Treviso e la sua nuova vita. Come sta? «Sto cercando di trovare un nuovo equilibrio. Mi aiuta molto la scrittura, anche in versi. Sto lavorando anche a livello artistico sul mio vissuto, sul tema della violenza».È per questo che ha voluto scrivere una lettera a suo padre? «Non abbiamo più alcun rapporto, ho bloccato tutti i contatti. Però un giorno anche per prepararmi al processo sono andata sul suo profilo. L'ho visto molto invecchiato, quasi sofferente per quanto sembri assurdo. E ho sentito il bisogno di scrivere questa lettera, una lettera a mio padre o al padre che pensavo di avere una volta».Come affronta l'udienza di oggi? «So che sarà durissima. Però sono pronta. Al centro antiviolenza mi hanno detto di non denunciare, che non avevo prove. Ma la polizia mi ha convinto a testimoniare, e ho capito che era giusto. Per me e per tutte le ragazze come me».Sei vittima di violenza o stalking? Puoi parlarne e chiedere aiuto chiamando il numero 1522 o chattare direttamente con un'operatrice sul sito www.1522.eu o via app. L’accoglienza è disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo, arabo, farsi, albanese, russo ucraino, portoghese, polacco.







