Nel 1684, nella Nouvelle division de la terre par les différentes espèces ou races d’hommes qui l’habitent, del viaggiatore francese François Bernier, si poteva leggere «che soprattutto vi sono quattro o cinque razze di uomini la cui diversità è così notevole che può servire da giusta base per una divisione». Si trattava della prima immagine di una umanità divisa in razze contraddistinte da colori diversi, e benché nel testo risuonassero echi della teoria degli stadi di Acosta, ciò avveniva probabilmente più a seguito dell’osservazione/descrizione di differenze evidenti che a causa di un’influenza diretta del gesuita.
Le razze-colori di Bernier non erano, inoltre, ancora compiutamente ordinate su base gerarchica. A elaborare la prima teoria politica basata sulla gerarchizzazione di gruppi umani individuati tramite la discendenza fu piuttosto, poco dopo, la nobiltà francese che, come sappiamo, aveva cominciato a discuterne durante le guerre di religione. In opere presto famose, anche se in parte pubblicate postume, Henri de Boulainvilliers formalizzò e legittimò i diritti nobiliari di fronte al re e al terzo stato sulla base del loro discendere dalla conquista franca dei territori gallo-romani. Egli dava così vita a un’interpretazione della storia che legava il conflitto etnoculturale tra conquistati e conquistatori di stirpi diverse a quello sociale, e viceversa, introducendo una gerarchia etnosociale del potere.








