Per comprendere le profonde trasformazioni culturali, economiche e sociali innescate dall’intelligenza artificiale è necessario rivolgersi alla storia e misurare i fatti con il metro di due rivoluzioni di analoga portata. La rivoluzione copernicana, che scalzò la Terra e l’umanità dal centro dell’universo. E la rivoluzione darwiniana, che mostrò che l’essere umano non occupava alcun posto privilegiato nel mondo e quindi non aveva diritto di farsene padrone.
Ci volle qualche secolo per assimilare le idee copernicane. L’affermazione di Copernico, «E in mezzo a tutto sta il Sole», è del 1543; eppure Galileo fu costretto ad abiurare nel 1633, novant’anni dopo. Fu Newton a dare il colpo mortale alle teorie tolemaiche nel 1687. Le prove erano ormai inequivocabili e il clima culturale era mutato. Tanto che i gesuiti si adoperarono per conciliare le nuove scoperte con la dottrina, interpretando le leggi newtoniane come espressioni della volontà divina. Anche l’affermazione della teoria dell’evoluzione di Darwin non avvenne senza aspri contrasti. Tutt’altro. Ancora oggi esistono piccole e isolate sacche di resistenza. Come per le idee copernicane, i principi darwiniani furono avversati dalla Chiesa, poiché il modello di Darwin negava nei fatti un Dio creatore di ogni specie vivente. È bene chiarire che Darwin non fu un nemico della religione, né negava l’esistenza del Dio creatore.









