REALTÀ ESTESA

La realtà estesa in sanità non è più soltanto sperimentazione: in Europa entra nei protocolli clinici, nella formazione chirurgica e nella terapia immersiva. Il mercato cresce, ma in Italia manca ancora una strategia pubblica capace di trasformare ricerca e competenze in filiera scalabile

CEO di Techstar

Nel 2024, l’unità di neurochirurgia dell’Humanitas di Milano ha iniziato a integrare modelli tridimensionali derivati da imaging MRI nei propri protocolli preoperatori. I chirurghi esplorano la morfologia cerebrale del paziente in ambiente immersivo prima dell’intervento, identificando varianti anatomiche e criticità vascolari che la visione bidimensionale tradizionale tende a comprimere. Non è un progetto pilota finanziato da un bando europeo: è diventato parte del flusso di lavoro ordinario.

Questo è il punto in cui molte conversazioni sull’extended reality (XR) in sanità si inceppano: si continua a parlare di futuri, di potenziale, di sperimentazioni promettenti, mentre in alcune strutture europee la tecnologia ha già attraversato la soglia che separa il laboratorio dalla clinica. Il ritardo non è tecnologico, ma cognitivo e organizzativo.