Spesso, diciamo pure quasi sempre, si associa la sanità d’eccellenza alle grandi strutture: Irccs, policlinici universitari, grandi ospedali, centri capaci di sviluppare ricerca internazionale. Sembra che la “buona sanità” sia privilegio di strutture e situazioni per lo più connesse ad ambiti metropolitani, a clinici molto noti, ed a capacità di spesa poderose.
Desidero qui lanciare una suggestione di senso contrario: e se ci fosse una “grande sanità” anche nelle “piccole e medie” situazioni territoriali? Non si tratta tanto di affermare che “piccolo è bello”, giudizio più estetico che altro, quanto che “il piccolo non è nemico dell’ottimo”. Anzi, a volte lo facilita e lo interpreta al meglio.
La sanità “silenziosa”
Provo a sviluppare e manifestare il mio pensiero. Per anni chi scrive ha diretto la più vasta farmacia ospedaliera d’Europa, quella della Città della Salute di Torino. Numeri e valori impressionanti, ritmi spesso forsennati, una quotidianità fatta di ricerca e sperimentazione. Da qualche tempo il mio percorso professionale mi ha condotto a dirigere una Asl territoriale di piccole dimensioni in Piemonte (quella di Verbano-Cusio-Ossola), dove ho iniziato a confrontarmi con una specificità sanitaria e sociale che è quella tipica di gran parte del territorio italiano: gli ambiti rurali, montani, e i territori non-metropolitani.







