Dai tumori agli infarti, dalla gestione di gravidanza e parto alla frattura del collo del femore: sono 15 gli ospedali su 1.117 strutture di ricovero per acuti pubbliche e private valutate, che raggiungono il top in Italia rispettando gli standard fissati con legge nel 2015 e mostrando quindi performance di livello alto o molto alto in almeno sei delle 8 aree della sanità pubblica o privata indagate. “Rimandati”, cioè da sottoporre ad audit (volontari) mirati per il miglioramento, 198 ospedali (il 22% delle 871 strutture valutate con un meccanismo di analisi definito treemap) che presentano in tutto ben 333 punti critici soprattutto in ambito gravidanza/parto e cardiocircolatorio m anche in oncologia e malattie respiratorie. E i centri da “verificare” sono per lo più concentrati al Sud - anche se pure il Meridione sta migliorando come tutto il Paese -: 51 ospedali in Campania, 43 in Sicilia, 19 in Puglia, 12 in Calabria. Ma anche 14 in Lombardia.

A tracciare il quadro - che per l’ennesima volta certifica il gap nelle cure tra Nord e Sud del Paese con il Meridione in recupero ma ancora drammaticamente lontano dalla media nazionale per indicatori come la gestione del cancro del pancreas e del retto, la tempestività di accesso a procedure salvavita e il ricorso eccessivo al cesareo - è il Programma nazionale Esiti (Pne) dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas), che da 12 anni monitora le performance della Sanità italiana. Questa volta, con l’intento di fare un bilancio dell’attuazione del Dm 70/2015, che a 10 anni dall’entrata in vigore necessita di un tagliando a cui sta lavorando il ministero della Salute. Era stata proprio quella norma a introdurre standard quantitativi per la riorganizzazione delle cure in ospedale, nel segno della qualità e della sicurezza delle cure. E se i risultati si vedono, resta da fare molta strada verso un’omogenea appropriatezza ed efficienza delle prestazioni in tutto il Paese.