«Respingo l’idea che la cultura partenopea venga ancora raccontata attraverso stereotipi folkloristici e caricaturali. Sembra quasi che noi napoletani siamo tutti pagliacci e casinisti». A 48 ore dalla finale dell’Eurovision Song Contest di Vienna e forte dei record di streaming, Sal Da Vinci affronta senza esitazioni le polemiche che dopo la vittoria al Festival di Sanremo hanno accompagnato la sua partecipazione alla gara europea con Per sempre sì. «Napoli non è separata dall’Italia, ma ne rappresenta una delle anime più riconoscibili nel mondo, grazie alla poesia, al teatro e alla musica. Vorrei ricordare che i brani simbolo della tradizione napoletana riescono ancora oggi a emozionare pubblici internazionali; vogliamo parlare di ’O sole mio? All’estero ci sono nato e andato e tornato centinaia di volte. Il rispetto che la cultura della canzone napoletana suscita all’estero è indicibile».

I pregiudizi sono ancora forti?

«Per anni hanno denigrato artisti come Gigi D’Alessio o Nino D’Angelo, ma poi quelle stesse canzoni la gente, compresi molti intellettuali, le cantano di nascosto mentre si fanno la doccia. Una critica che allargo anche al mondo dei social e ai “leoni da tastiera”, che alimentano polemiche solo per ottenere visibilità. Parlare male suscita più interesse che parlare bene».