Incarnazione del Paese del Bel canto o macchietta che conferma gli stereotipi sull’italianità? Cantore di un amore resiliente oppure tossico? Dopo aver vinto Sanremo (ma senza sfondare in radio), Sal Da Vinci ci rappresenta all’Eurovision. La parola a due giornalisti musicali

a cura di Enrica Brocardo

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Paolo Giordano

“Sal Da Vinci rappresenta una parte della tradizione melodica italiana che è anche la più conosciuta nel mondo. Se alcuni si vergognano di essere rappresentati da lui all’Eurovision è per una nostra forma di snobismo tipica. Faccio un esempio: il country americano. Non dico che sia l’equivalente del neomelodico, però è un genere altrettanto radicato nella tradizione del Paese. La differenza è che loro ne sono orgogliosi, anche quelli che magari amano il genere metal, mentre noi no. Ma non riconoscere una parte importante della storia musicale italiana perché non è in linea con i nostri gusti – lo dico da appassionato di Led Zeppelin e Rolling Stones – trovo sia sbagliato. Ed è solo una delle ragioni per cui non c’è nulla di male ad avere in Sal Da Vinci il nostro rappresentante. Sal è una persona per bene ed è umile. Uno che, come ha detto anche Achille Lauro, ha alle spalle una lunga gavetta. Insomma, che si è fatto un mazzo così per arrivare dov’è. Ha registrato la sua prima canzone a 7 anni, ha lavorato con maestri del teatro, ha una buona impostazione vocale, agile, nel senso che può adattarsi a repertori diversi, è intonato, cosa che di questi tempi non è affatto scontato. Ed è un simbolo di resilienza, uno di quelli che più lo butti giù, più si tira su. Pensiamo soltanto al fatto che nel 2009 era arrivato terzo a Sanremo con Non riesco a farti innamorare. E dopo cosa è successo? Niente. Eppure lui si è rimesso in gioco. La sua è una bella storia italiana: Sal non è una pop star neomelodica, semmai è neorealista. Per sempre sì è già un successo all’estero – ci sono cover di cantanti stranieri, una versione remix in Giappone – mentre da noi in radio non ottiene moltissimi passaggi e non è mai stata al primo posto della classifica come spesso accade ai vincitori di Sanremo. In parte perché non ha l’hype come altri cantanti che “fa figo” trasmettere e ascoltare. Io invece sarei felice se all’Eurovision ottenesse un buon risultato. Non solo è il vincitore di Sanremo, ma incarna quello che l’Italia è per gran parte del pubblico straniero: il Paese del Bel canto”.